Il g8 di Genova, il g8 del 2001, il g8 degli scontri più violenti tra manifestanti e forze della polizia, il g8 irripetibile in termini di violenza ed insensatezza. Cinematograficamente parlando è un g8 che ha colpito l'immaginario di un certo numero di autori: James McTeigue nella sua trasposizione del fumetto "V per vendetta" ha usato le immagini degli scontri di quei giorni per raccontare come "il governo soffocò nel sangue la protesta". Zack Snyder nel remake de "L'alba dei morti viventi" ha usato a sua volta le immagini degli scontri genovesi per i titoli d'inizio come un incipit al disordine più sconvolgente che seguirà nel resto del film (i morti che risorgono sono sempre più sconvolgenti). Ma parlare di ciò che è effettivamente successo, da dove venisse tanta violenza non era mai stato fatto. Nel 2003 il regista Lucio Pellegrini nel suo "Ora o mai più" parlò un po' del g8, il protagonista verso la fine del film si dirige a Genova ma viene fermato per strada dalla polizia e finisce in una caserma per un po' di giorni dove viene piacchiato e tenuto prigioniero. Ma neanche in quel caso si parlava veramente dei fatti.
Il film di Vicari, invece, parla dei fatti, ma solo di quelli. La pellicola comincia con le notizie della morte di Carlo Giuliani: il g8 e le sue proteste stanno per finire. Tramite dei flashback i vari personaggi raccontano come sono arrivati alla Diaz. La Diaz era una scuola elementare usata (assieme ad altri luoghi) come punto di raccolta, riposo: all'interno ci sono dei manifestanti, dei black bloc e ci sono dei giornalisti. Poi c'è la polizia composta da ragazzi/uomini sfiniti da giorni di scontri, uomini che non aspettano che un inutile rivalsa nei confronti dei manifestanti e dei black bloc contro cui non si sono potuti battere: hanno accumulato voglia di vendicarsi e di rigettare la violenza che hanno dentro. Viene quindi mostrata la decisione di assaltare la Diaz di notte senza bisogno dell'approvazione di un magistrato, viene mostrato come questa decisione venga presa a freddo, consci delle conseguenze. Il resto del film è sulle botte che vengono inflitte a chi era nella scuola. E poi sulle violenze di Bolzaneto: una caserma divenuta un lager per tre giorni dove furono portati tutti quelli che una volta usciti dalla Diaz erano ancora in grado di reggersi in piedi.
Il film è basato sui verbali e le testimonianze dei processi, visivamente ha un paio di buone idee: l'utilizzo di alcune immagini di repertorio prima per mostrare gli attacchi dei black bloc (la distruzione di un bancomat bancomat da parte dei rivoltosi ripreso dalle telecamere di videosorveglianza, episodio che scatenerà la sempre più furiosa polizia) e poi per mostrare i corpi martoriati dei ragazzi portati via dalle ambulanze dopo l'attacco alla Diaz. Tuttavia la scena più bella è quella precedente il fatale attacco, una ripresa dall'alto della città, le macchine della polizia che percorrono la strada principale a grande velocità, come un serpente luminoso che nella notte striscia tra i palazzi per attaccare l'inerme preda.
Per il resto ore ed ore di botte, urla, pianti, insensatezza. Un centinaio di persone che sono state sottoposte o torture fisiche e psicologiche da parte della polizia. Perchè? Non si sa il perchè, il film non lo dice. In quache punto del film si può intuire l'insensatezza dell'attacco notturno nella scuola, attacco definito da un poliziotto nei processi che sono seguiti come "macelleria messicana". Ma non si capisce mai veramente come quei poliziotti dalle facce immutabili abbiano potuto continuare, aver voglia di battere quei ragazzi come bestie. Il film non lo dice perchè si pone come una cronaca, i fatti raccontati dalle vittime negli atti giudiziari sono alla base della sceneggiatura. Non da giudizi, non trae conclusioni, non invita ad abbracciare teorie complottiste, il film si ferma ad inquadrare quella agghiacciante, insensata, continua, cieca violenza. Le conclusioni le potrebbe trarre lo spettatore, io ci ho visto la polizia che smette di proteggere l'individuo perchè qualcuno più in alto pensa che "l'ordine" sia minacciato e che questa minaccia vada sradicata via senza indugio.
Ma la verità è che un atto simile non ha motivi come non ha giustificazioni.
Questo film, che non pone analisi ma che si limita a raccontare, non è un bel film, non è un brutto film, va visto perchè è ciò che abbiamo di più vicino al racconto di quei giorni sinistri.

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