lunedì 9 aprile 2012

Romanzo di una strage

Il 12 dicembre del 1969 una bomba esplode a piazza Fontana a Milano, nella banca dell'Agricoltura, è stata posta nel momento e nel luogo in modo da fare il più alto numero possibile di vittime. L'Italia è immobile di fronte a tanto orrore, a tanta brutalità. Un'atto di deliberata violenza  ad opera di chi? Per quale motivo? Uno dei (mis)fatti più oscuri della storia Italiana: oscuro per la sua lunga risoluzione, per le numerose contraddizioni, per i numerosi capri espiatori ed i mancanti colpevoli ufficiali, per i continui depistaggi ed i tanti personaggi ambigui. Un racconto difficile da illustrare le cui mille sfaccettature rischiano di scontentare sempre qualcuno: tale versione non è stata bene esposta, quel personaggio mal delineato, tale dettaglio tralasciato. Ma i rischi maggiori sono due: dare una risoluzione di parte e/o mettere troppe versioni nella labile trama rendendo il racconto ancora più caotico ed ingarbugliato.
Detto questo l'impresa che si è posto Marco Tullio Giordana con "Romanzo di una strage" (2012) è ardua e toccante.Per dare ordine il regista decide di dividere l'opera in in capitoli individuando in Calabresi (interpratato da Valerio Mastadrea) il filo conduttore.
Luigi Calabresi (Roma 1937-Milano 1972) nel 1969 è commissario presso la questura di Milano affari politici in unperiodo di dura contestazione e tensione tra stato e cittadini. Il lungometraggio comincia con il rapporto con Giuseppe Pinelli (Milano 1928 – Milano1969, iterpretato da Pirefrancesco Favino) proseguendo con l'attentato di piazza  Fontana e gli immediati fermi degli anarchici tra cui lo stesso Pinelli passando per la sua tragica e ambigua fine, procedendo quindi con la campagna di diffamazione di Calabresi fino alla morte di quest'ultimo. Tra la morte di Pinelli e quella di Calabresi vengono illustrate le indagini ufficiali, ufficiose e parallele sulla sanguinosa strage. 
Pinelli (Favino) e Calabresi (Mastandrea)
Tramite l'onorevole Moro (Maglie 1916 – Roma 1978, interpretato da Fabrizio Gifuni) abbiamo la figura della "ragione di stato" dipinta inizialmente come savia e salvifica, dai toni nobili e pacati, gli stessi toni che poi utilizza per giustificare l'insabbiamento del caso. Insabbiamento in nome d'una Repubblica giovane soggetta a continui problemi d'ordine interno che non può permettersi di dubitare del suo contraltare, lo Stato, Stato che ha operato contro il paese in nome di dubbie minacce ed ignoti alleati.
Le piste mostrate con dovizia di particolari sono quella rossa e quella veneta. Ma onde evitare di lasciare le versioni scomode e rischiose senza voce Giordana da ad esse fiato tramite le indagini parallele di Calabresi che si scopre raggirato ed impotente. Le versioni pù audaci sono rese dal dialogo che il commissario milanese ha con (??),  sono le versioni più torbide, prive di prove e che in un aula di tribunale sarebbero distrutte da cavilli giudiziari o dichiarate calunniose. Le versioni figlie della libertà di pensiero e della capacità dell'intellettuale di ragionare lucidamente sui misfatti e trovare i colpevoli, trovare la forza di dire la verità anche quando è soffocata da sotterfugi ed omissioni e di trovarsi impotente di fronte ad essa. Una verità che non può essere filmata ma può solo essere raccontata o scritta come fece Pasolini nel famoso "Io So" che trova nel film la perfetta risoluzione su pellicola. Non può essere filmata perchè la Storia non è mai certa, è come un romanzo dove le scene più banali sono chiare a tutti mentre le altre rischiano di perdersi dietro la parola "ufficiale" e passare inosservate, queste quindi non corrispondo ad un immagine precisa ma sono solo parole. Parole che meritano d'essere raccontate perchè lì in mezzo giace la verità.
Il titolo del film è perfetto perchè combacia perfettamente con il suo merito ovvero questa idea di storia che a causa delle molteplici omissioni assume la forma di romanzo.
Con questo non intendo esprimere giudizi sulle versioni illustrate nel lungometraggio poichè non sono abbastanza documentata sui fatti per farlo, però riconosco all'opera il gusto di raccontare alle generazioni future questa ingarbugliata storia recente.

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